lunedì 5 settembre 2011

Il colesterolo












Il colesterolo è un composto organico appartenente alla famiglia dei lipidi steroidei. Nel nostro organismo svolge diverse funzioni biologiche, importanti ed essenziali:
è un componente delle membrane cellulari, di cui regola fluidità e permeabilità;
è il precursore degli ormoni steroidei, sia maschili che femminili (testosterone, progesterone, estradiolo, cortisolo ecc.), della vitamina D e dei sali biliari.
Nonostante questo ruolo biologico di primo piano, quando il colesterolo circola nel sangue in concentrazioni superiori alla norma si trasforma in un acerrimo nemico della nostra salute.
Spesso si sente parlare di colesterolo buono e cattivo. In realtà il colesterolo è uno solo, quello che cambia è chi lo trasporta nel sangue e il fatto che lo depositi o meno sulle pareti delle arterie. In questo articolo scopriremo che cos'è realmente il colesterolo.Praticamente tutti i lipidi sono molecole insolubili in acqua e quindi non possono circolare liberamente nel flusso sanguigno, ma devono essere trasportate da altre molecole, prevalentemente proteine, solubili in acqua.Gli acidi grassi liberi vengono trasportati tramite una proteina, l'albumina.I trigliceridi che assumiamo con l'alimentazione vengono inglobati all'interno di molecole chiamate lipoproteine.In base alla loro densità, si distinguono in chilomicroni, VLVL (very low density lipoprotein), IDL (intermediate density lipoprotein), LDL (low density lipoprotein) e HDL (high density lipoprotein).Il compito di queste molecole è di portare i lipidi (soprattutto trigliceridi e colesterolo) dall'intestino al fegato e ai tessuti, e viceversa. A tal proposito è molto interessante considerare il meccanismo di trasporto del colesterolo, che avviene con le lipoproteine LDL e HDL. Le lipoproteine che trasportano il colesterolo sono prevalentemente le LDL e le HDL. Le LDL hanno il compito di trasportare il colesterolo dal fegato ai tessuti, dove viene utilizzato, mentre le HDL hanno la funzione opposta, in quanto prelevano il colesterolo dai tessuti e lo riportano al fegato.
Le LDL sono pericolose in quanto tendono a depositare il colesterolo sulla parete delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche. Al contrario, le HDL tendono a rimuovere il colesterolo ostacolando la formazione delle placche.Il colesterolo "cattivo", quindi, è quello trasportato dalle LDL, mentre quello buono è quello trasportato dalle HDL. Il livello di colesterolo totale nel sangue è la somma di quello presente nelle lipoproteine LDL e nelle HDL, e quindi non è un dato che determina in modo assoluto il rischio cardiovascolare, quello che conta è il rapporto tra colesterolo totale e HDL, che deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4.5 per la donna.Un soggetto con colesterolo totale a 250 e colesterolo HDL (buono) a 80 ha un indice di rischio pari a 3.1 (assolutamente normale), mentre un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 40 ha un indice pari a 5 (a rischio).
Quello che quindi ha maggiore importanza è il rapporto tra HDL e LDL, che deve essere a favore della lipoproteina HDL. Per esempio se un alto tasso di colesterolo totale è dovuto solo o in maggior parte all'HDL, ciò può essere addirittura positivo. Anche per il colesterolo (LDL) i primi accumuli nelle arterie incominciano dalla fanciullezza e pertanto è indispensabile che la prevenzione di questa malattia sia attuata quanto più precocemente possibile, soprattutto con l'obiettivo di aumentare il colesterolo HDL rispetto ai valori di quello LDL. L'accumulo del colesterolo nel sangue non dà disturbi evidenti, e infatti per identificarlo occorre un esame di laboratorio; quindi è buona regola sottoporsi ad esami clinici di controllo ogni sei mesi o ogni anno.
Ecco un semplice elenco di cibi contenenti colesterolo (le quantità sono in mg per 100 g di alimento edibile):
§ Organi di animali (cervello)
§ Tuorlo d' uovo (1.350, un uovo intero contiene 400 mg di colesterolo per 100 g)
§ Burro (250)
§ Frutti di mare (aragosta, gamberi, ostriche, cozze 150)
§ Salumi grassi (100)
§ Formaggi grassi (pecorino, grana, parmigiano ecc. 100)
§ Carne e pesce magri (petto di pollo, tonno, pesce spada ecc. 70).
Ne consegue che gli alimenti che poveri di colesterolo sono tutti quelli privi di grassi saturi di origine animale, ovvero tutti i tipi di frutta e di verdura,i legumi, la soia, la pasta il pane ed il riso sia di grano duro che integrali.
Essendo anche lo zucchero un alimento senza colesterolo lo sono anche tutti quei prodotti derivati come le marmellate , ed anche bevande come il tè il caffe, i succhi di frutta il vino e la birra.
Naturalmente per conservare le buone caratteristiche nutrizionali di questi alimenti bisogna prestare sempre attenzione al tipo di preparazione che ne viene fatta ed ai condimenti usati, si dovrebbe infatti evitare di usare condimenti grassi come la panna, o la margarina animale , preferendo invece quella di origine vegetale o magari l’olio di mais o di soia meglio ancora se abbinato a cotture semplici come ad esempio legumi bolliti, o verdure alla piastra, con olio messo a crudo, solo cosi infatti si può cercare di preservare al meglio le caratteristiche nutrizionali e dietetiche degli alimenti senza colesterolo.

lunedì 25 luglio 2011

Non solo manicure ...





Le unghie, un simbolo di bellezza e della cura di se, ma anche un biglietto da visita della nostra salute: se non crescono adeguatamente, si sfaldano, o si macchiano vuol dire che c’è qualcosa che non va nel nostro organismo.

Il costituente principale delle unghie è la cheratina, una sostanza proteica che le rende dure e compatte. Gli elementi che costituiscono la cheratina vengono assunti principalmente con la dieta, per questo a causa di un’alimentazione errata o di altri fattori come problemi ormonali, allergie e micosi tale proteina potrebbe non essere prodotta in maniera sufficiente.Per garantire una buona salute delle nostre unghie è dunque necessario assumere in quantità sufficiente alcune sostanze:- Silicio: è contenuto nei cereali, ottimi per una colazione buona ed equilibrata.- Zolfo: è presente nell'aglio e nella cipolla e insieme al silicio dona alle unghie la loro robustezza.- Proteine sulfonate: servono a rinforzare la cheratina e si possono trovare in grandi quantità nella pelle del pollo arrosto e nei gusci dei crostacei.- Molibdeno e Zinco: li troviamo nei latticini, legumi, uova, pesce, germe di grano e riso integrale. Sono minerali indispensabili per la produzione della cheratina.- Vitamina H: la si può introdurre con uova, lenticchie e pane integrale.

venerdì 22 luglio 2011

Il sale









Ipertensione

L’ipertensione arteriosa oggi è una delle malattie maggiormente diffusa nei paesi industrializzati, spesso molti soggetti non sono a conoscenza del loro stato patologico se non prima della comparsa di un evento eclatante, ecco perché l’attenzione delle strutture informative preposte è rivolta verso delle adeguate campagne informative. L’ipertensione è una patologia caratterizzata da un aumento considerevole della pressione sanguigna con valori oltre la norma . Un individuo viene definito iperteso quando la sua pressione arteriosa sistolica o massima è superiore a 140 mmHg e quella diastolica o minima è superiore a 95 mmHg; questi valori, tuttavia, variano in continuazione, per cui prima di confermare una diagnosi d’ipertensione la pressione deve essere misurata più volte.
L’ipertensione è uno dei fattori di rischio dell’insorgenza della malattia aterosclerotica, per esempio: l’ictus, l’infarto del miocardio, la malattia coronarica, lo scompenso cardiaco congestizio e le malattie arteriose periferiche. Sicuramente uno dei fattori causali dell’ipertensione è l’alimentazione errata, insieme con questa vi sono tre terapie, non farmacologiche, correlate e raccomandate dalle società scientifiche che sono:
il calo ponderale
la restrizione di sodio
la restrizione di alcool
In merito al calo ponderale si è potuto stabilire che una diminuzione del peso corporeo medio tra i 5 e i 7 Kg può ridurre la pressione arteriosa mediamente di circa 10 - 20 mmHg, sia per la diastolica che per la sistolica, in soggetti con un sovrappeso superiore al 10% del peso ideale. Bisogna anche sottolineare che non tutti gli obesi sono ipertesi. Si è cercato di trovare le possibili cause della comparsa d’ipertensione negli obesi, fra tutte, quelle che sono risultate maggiormente attendibili sono:
la distribuzione del grasso viscerale;
la morfologia delle cellule adipose;
l’ipotesi su base ormonale.
La restrizione di sodio si è visto avere notevole influenza nei soggetti ipertesi e in quelli predisposti, anche se a tale restrizione rispondono “soltanto il 50 - 60%”.
Raccomandazioni Dietetiche per l’iperteso:
· Aumentare il consumo di frutta e vegetali.
· Consumare carne rossa (vitello) non più di tre (3) volte a settimana.
· Non aggiungere sale alle pietanze, si può dare sapore al cibo con altri condimenti (prezzemolo, origano, aglio, pepe, ecc)
· Consumare alcool con moderazione: non più di 2 bicchieri di vino al giorno per l’uomo e 1 per la donna.
· Aumentare il consumo di pesce in quanto ricco di Omega – 3 ,specialmente il salmone ed il tonno.
· Auntocontrollarsi con il consumo di dolci e bevande zuccherate.
· Sostituire i formaggi salati con quelli non salati.
· Eliminare il consumo di alimenti conservati in sale, lattine , insaccati, scatolame e affumicati.
· Preferire il pane e la pasta ridotti in sale.
Alimenti Conservati e Trasformati Ricchi di Sale
Questi alimenti devono essere eliminati o almeno molto diminuiti nell’alimentazione della persona che soffre d’ipertensione.
· Olive da tavola conservate
· Verdure sott’aceto
· Prosciutto crudo (dolce)
· Prosciutto cotto
· Salame Milano
· Mozzarella di mucca
· Provolone
· Formaggino
· Parmigiano grattugiato
· Tonno sott’olio
· Patatine al sacchetto
Raccomandazioni Utili per realizzare una dieta con circa 2 gr di Na+ (sodio)
· non utilizzare sale a tavola
· ridurre all’indispensabile il sale per la preparazione e per la cottura dei cibi
· evitare i cibi “trattati” con sale, essiccati o in salamoia
· evitare i formaggi grassi e salati, preferire lo yogurt scremato, la mozzarella, ricotta e giuncata
· sostituire il pane comune con pane senza sale, stessa cosa per i sostituti del pane (grissini, crostini, fette, crakers ecc.)
· evitare acque minerali ricche di sodio e bicarbonato di sodio
· Evitare i dadi per brodo
· Usare spezie per dare sapore al cibo ed evitare l’uso del sale.






domenica 10 luglio 2011

La salute dei nostri denti passa anche attraverso ciò che mangiamo.





La carie dentaria è un processo patologico di natura infettiva che provoca una progressiva e, se non arrestata, irreversibile distruzione del dente. La sua formazione è determinata da alcuni fattori: la presenza di microrganismi specifici, le caratteristiche strutturali del dente e la dieta cariogena, cioè ricca di zuccheri. I cibi cariogeni, in particolar modo il saccarosio, una volta introdotti nella bocca, entrano in contatto con la placca microbica. I batteri in essa contenuti trasformano gli zuccheri in acido. Questo svolge la sua azione sulla superficie del dente, dando luogo ad una demineralizzazione del dente stesso che può evolvere fino a determinare una vera e propria carie.
Oggi la carie colpisce soprattutto i bambini, gli adolescenti e i giovani adulti, e la sua frequenza diminuisce dopo i quarant’anni. Parliamo di un problema di salute pubblica che ha costi importanti: a 6 anni di età, quasi i due terzi dei bambini hanno già almeno una carie. In giovane età è infatti più spiccata la sensibilità verso il sapore dolce, spinta ed amplificata dall'industria alimentare che propone cibi molto appetitosi ma anche molto zuccherati. Si calcola che entro i 6 anni di età, quasi i due terzi dei bambini sviluppino almeno una carie. Il genitore può cercare di educare il palato del figlio diminuendo il contenuto di zucchero negli alimenti fatti in casa. In ogni caso, senza privare troppo il bambino, è fondamentale imporre ed insegnare l'importanza di una corretta igiene orale.
Un'alimentazione corretta per la salute dei denti, deve seguire alcune regole fondamentali:
Ridurre il consumo di cibi e bevande contenenti zuccheri: caramelle, chewing-gum, cioccolato, dolciumi in generale, biscotti, torte, merendine, bibite zuccherate tipo coca-cola, aranciata, succhi di frutta.
Se i dolci devono essere consumati è meglio che facciano parte del pranzo o della cena o della colazione.
Preferire spuntini a base di pane, frutta o prodotti moderatamente salati.
Dopo il consumo di alimenti dolci, morbidi e gommosi, è necessario lavare sempre i denti.
Sono presenti in commercio bibite e succhi di frutta senza zuccheri aggiunti e caramelle e chewing-gum contenenti al posto del comune saccarosio il sorbitolo o altro dolcificante non attaccabile dai batteri, quindi non cariogeni.
Molti frutti polposi, ma in particolare la mela, hanno sui denti un prezioso effetto detergente.

lunedì 4 luglio 2011

Insonnia: curiamola a tavola.





Sconfiggere l'insonnia?



Spesso è facile, basta scegliere gli alimenti giusti. Così si scopre che se pane, pasta e riso favoriscono il sonno e aiutano l'organismo a rilassarsi, patatine in sacchetto, salatini e minestre con dado da cucina rendono più difficile la caduta tra le braccia di Morfeo. Secondo recenti studi, sono 12 milioni gli italiani che soffrono di disturbi del sonno all'origine anche di depressione, stanchezza diurna e pessima qualità della vita. D'altra parte l'insonnia è considerata un'autentica malattia sociale che influisce non poco nei rapporti di lavoro, familiari e personali e che, peraltro, amplifica anche altre malattie indotte dallo stato di ansia come gastrite, ulcera, meteorismo, malattie della cute e delle mucose. Inoltre, chi ha il vizio fuma di più, sul lavoro si diventa meno propositivi e nella guida aumentano i pericoli di incidenti indotti dai colpi di sonno.
Oggi si sa anche che alcuni neurotrasmettitori (sostanze chimiche che modificano la trasmissione di un impulso tra i nervi o tra un nervo ed un muscolo¹) e alcuni ormoni sono responsabili del funzionamento del ciclo del sonno, e queste sostanze dipendono direttamente da alcuni nutrienti provenienti della nostra alimentazione. Per questo motivo l’ alimentazione ha influenza sulla qualità e sulla quantità del sonno nell’uomo. Infatti ci si addormenta difficilmente a digiuno o comunque non sazi, ma lo stesso accade nei casi di eccessi alimentari, in particolare con cibi pesanti o con sostanze eccitanti.
Ecco le principai cause alimentarii dei disturbi del sonno :
· Poco tempo per mangiare: lo stress o l’ansia modificano il ritmo circadiano. Questo ritmo controlla il ciclo orario della liberazione degli ormoni e dei neurotrasmettitori che regolano il tempo di sonno e veglia. Quindi, se alterato, provoca anche alterazioni nella liberazione delle sostanze chimiche (ormoni e neurotrasmettitori) e si sbilancia il corretto ciclo o ritmo sonno-veglia. Alcune situazioni della vita quotidiana favoriscono la modifica del ritmo circadiano, come ad sempio esempio: lunghi viaggi, orari di lavoro notturni, lavori a turno, tensione nervosa accumulata, ecc. Questi ed altri motivi provocano nei soggetti una bassa qualità del sonno, e provocano anche una inadeguata alimentazione, visto che ci si ritrova a mangiare qualsiasi cosa si trovi a portata di mano, senza rispettare orari regolari di pasti e generalmente si scelgono alimenti meno nutrienti e più calorici. Il non avere orari fissi di sonno né di pasti porta a uno scarso controllo nelle funzioni generali dell’ organismo.
· Pasti abbondanti o poco frequenti durante la giornata: le cene abbondanti e ricche di proteine (carne, uova, pesce), i grassi, il prosciutto, i formaggi grassi e i fritti provocano nelle ore serali e notturne una maggiore secrezione di acido cloridrico nello stomaco (più del normale), aumentando il pH acido dello stomaco, specialmente se la cena è accompagnata da alcool e caffè. L’eccesso di proteine durante la cena provoca una diminuzione nella sintesi di serotonina , e aumenta la produzione di Adrenalina aumentando lo stato di allerta nel nostro corpo. In queste circostanze, la digestione si rende più difficile e più lenta, provocando difficoltà ad addormentarsi e sintomi quali: acidità, reflusso, ardore, nausea e sensazione di vomito se si va al letto con lo stomaco troppo pieno immediatamente dopo aver mangiato. Questi sintomi disturbano il sonno e non permettono un riposo di qualità.
· Mangiare pasti troppo distanti l’uno dall’altro: passare molte ore senza mangiare provoca un aumento della temperatura corporea e rende più difficile il sonn.
· Cibi troppo conditi ed eccitanti: il piccante, la caffeina, il the, la cioccolata e il ginseng provocano euforia perchè stimolano le connessioni nervose del cervello. Il consumo continuo ed esagerato di questi stimolanti provoca un guasto nervoso e quindi difficoltà nel dormire. L’eccitante più potente per il cervello è l’alcool, che distrugge totalmente il ciclo circadiano e non permette un riposo salutare.
· Intolleranze Alimentari: le persone allergiche ad alcuni alimenti o aminoacidi, tipo fenilalanina, istamina o tiramina, hanno sintomi gastrici che alterano il ciclo del sonno, poichè a partire da questi aminoacidi si sintetizzano adrenalina e noradrenalina , che sono neurotrasmettitori che stimolano la veglia a scapito del sonno.
Le cause dei disturbi del sonno sono quindi molteplici, ma basta solo determinare quella specifica per poter dare al soggetto la soluzione giusta. In alcuni casi, la soluzione è di tipo alimentare.A volte si tratta di una semplice carenza di magnesio, calcio o vitamine B1 o B6.

Ecco un semplice schema che mostra gli alimenti adatti a favorire un buon sonno e quelli da evitare.
CIBI CATTIVI: patatine in sacchetto, piatti con dado da cucina, cioccolato, cacao, caffé, té,curry, pepe, paprika, superalcolici, salatini, alimenti in scatola.
CIBI BUONI: pasta, riso, pane, orzo, lattuga, radicchio rosso, cipolla, aglio, zucca, rape, cavolo, formaggi freschi, yogurt, uova bollite, miele in infusi caldi, latte caldo, frutta dolce, dolce.

giovedì 30 giugno 2011

Capelli e alimentazione





C’e' un nesso fra la composizione della nostra alimentazione quotidiana e la salute dei capelli: essi sono costituiti infatti da proteine solide, come la cheratina, in una percentuale compresa fra il 65 e il 95% e per il resto da acqua, lipidi, pigmenti ed oligoelementi. e' percio' strettamente necessario fornire col cibo il giusto “nutrimento” necessario alla loro formazione e al mantenimento della loro salute, assumendo con raziocinio tutti i nutrienti: glucidi, proteine, vitamine, grassi, minerali. Ad esempio e' importante sapere che, essendo la cheratina del capello composta da due amminoacidi essenziali, la cistina e la lisina, presenti nelle carni, nel pesce, nel fegato, nella selvaggina e in alcuni tipi di verdure, per integrarle e evitare di vedere i capelli piu' fragili, secchi, sottili o meno vaporosi, occorrerebbe mangiare alternativamente carni bianche o rosse, e pesce almeno due volte alla settimana, e cosi' via. Ma non bisogna dimenticare assolutamente l’importanza di un’equilibrata assunzione degli zuccheri, preferibilmente quelli integrali (come il pane, la pasta, tutti i tipi di cereali), evitando possibilmente quelli semplici e/o raffinati (presenti dei dolciumi). Attenzione anche ai grassi, da consumare con moderazione, e alle vitamine, da assumere invece in abbondanza, mangiando frutta e verdura fresche almeno una volta al giorno. Se poi capita di mangiarne in entrambi i pasti principali, tanto meglio. Importante anche il ferro, che come si sa possiede un ruolo primario nella sintesi dell’emoglobina del sangue e che serve per l’ossigenazione dei tessuti; poi lo zinco, il magnesio e infine il rame, che partecipa al processo di composizione della melanina, proteina che colora il capello.Studi recenti hanno dimostrato che nei regimi alimentari della grande maggioranza delle famiglie italiane e' presente un’ampia varieta' di tutti gli elementi nutritivi necessari al sostentamento dell’intero organismo e percio' anche dei capelli. Spesso, pero', vengono commessi dei gravi errori che possono alterare la composizione dell’alimentazione rendendola meno equilibrata: concorrono nelle scelte sbagliate i gusti particolarmente difficili di alcune persone o classi di persone (i bambini, gli anziani, chi professa determinate religioni, o semplicemente chi non ama frutta e verdura e ne fa uno scarso o inesistente consumo), diete molto restrittive per perdere il peso in eccesso o mantenere una linea perfetta (caso in cui invece si tende ad assumere moltissima verdura e frutta, giungendo in alcuni casi a ignorare la grande importanza dei nutrienti per eccellenza, come i carboidrati e le proteine). Molto frequenti sono poi le carenze di proteine (e spesso proprio di quelle del gruppo della cistina), che causano fragilita' dello stelo del capello, secchezza, diminuzione del diametro: una dieta senza proteine, gia' dopo soli 10 giorni, arriva a far ridurre sensibilmente il diametro del bulbo dei capelli, causando una perdita del pigmento talemnte grave che a volte porta fino all’atrofia; peraltro possono danneggiarsi anche le unghie e la pelle, poiche' sono composte anche loro in maggior parte di cheratina. Ogni spazzolata diventa un dramma perche' sul pettine rimane un gran numero di capelli, anche se non tutti sanno che la maggior parte sono solamente degli steli spezzati e non capelli interi, ma comunque il fatto stesso che i capelli si spezzino non e' di certo un segno positivo.Infine una dieta troppo povera di oligoelementi, di minerali o di vitamine puo' provocare una massiccia caduta di capelli (il cosiddetto defluvium telogenico); il lato positivo e' che gli effetti sono reversibili se gli squilibri alimentari vengono corretti in tempo e non ripetuti. In caso di massiccia caduta o di un diradamento eccessivo dei capelli, tutti fenomeni che comunque possono avvenire anche per motivi esterni all’organismo e quindi all’alimentazione, come nei periodi post-gravidanza oppure in caso di situazioni che causano al soggetto uno stress psicologico eccessivo, si possono tranquillamente consigliare degli integratori alimentari: complessi e preparati vitaminici e minerali da assumere per bocca, di solito in capsule o in compresse, che contengono la giusta dose quotidiana di vitamine, minerali e aminoacidi di cui l’organismo necessita e che colmano le lacune causate da carenze momentanee portate da situazioni particolari o da regimi scorretti.Non tutti gli integratori svolgono la stessa funzione: e' quindi importante, per consigliare in modo corretto il paziente, stabilire quali siano quelli giusti a seconda delle necessita' caso per caso. Per la salute generale dei capelli possono essere utili integratori costituiti dagli aminoacidi necessari per la sintesi della cheratina, oppure composti di minerali come calcio, zinco, ferro, rame, selenio, magnesio, manganese o di vitamine come la A, la C, la E e la H.E inoltre:
· abolizione del fumo: la nicotina danneggia i capelli e ne favorisce la caduta;
· non esporre eccessivamente i capelli alle radiazioni solari;
· i lavaggi dei capelli non devono essere né troppo frequenti né troppo diradati (2-3 volte alla settimana); è opportuno non utilizzare tipi di shampoo particolarmente aggressivi;
· l'asciugatura dei capelli deve essere fatta in modo delicato; il phon non deve essere utilizzato alla massima temperatura.

venerdì 24 giugno 2011

Allergia al latte vaccino








La Allergia alle Proteine del Latte Vaccino (APLV) è una patologia relativamente frequente in età pediatrica. Diversi studi della letteratura hanno indicato che, quando viene diagnosticata secondo criteri rigorosi, interessa circa il 1.9-2.5% dei bambini di età inferiore a 1 anno. Responsabile del frequente sospetto è la molteplicità dei quadri clinici con cui si può manifestare: nel 50-60% dei casi si presenta con disturbi gastrointestinali (scarso accrescimento, diarrea cronica o recidivante, vomito o rigurgiti frequenti, coliche gassose, etc), nel 50-70% cutanei (eczema atopico, orticaria, angioedema, etc) nel 20-30% respiratori (rinite o wheezing recidivante) o nel 5-9% sistemici (anafilassi). Il polimorfismo clinico riflette probabilmente differenze nella predisposizione genetica e nell’esposizione ambientale all’alimento, che influenzando l’assorbimento gastrointestinale ma anche il tipo, l’entità e la persistenza della risposta immune, condizionano l’epoca dell’esordio e la suscettibilità d’organo.
La dieta di eliminazione, cosi’ come la successiva dieta terapeutica, deve prevedere la assoluta assenza di proteine del latte vaccino dalla dieta del bambino, o dalla dieta materna nel caso che il bambino sia allattato al seno.
ConsigliLeggere l'etichetta L'unica soluzione possibile al problema dell'allergia al latte è eliminarlo dalla dieta insieme: - ai latticini, ovvero i derivati del latte venduti freschi (yogurt, mozzarella, ricotta, caprino);- ai derivati del latte (cioè tutti i formaggi in genere, la panna e il burro);- ai prodotti a base di latte (gelati, creme e salse come la besciamella).Il latte, però, contenuto anche può essere in prodotti "insospettabili" (vedere riquadro sotto). Per questo motivo, chi è allergico a questo alimento, prima di ingerire qualsiasi prodotto dovrebbe leggerne attentamente l'etichetta. Ciò non è tuttavia sufficiente per mettersi al riparo da brutte sorprese.A volte, infatti, il latte può far parte di un altro ingrediente. In tal caso, se la sua quantità è inferiore al 25 per cento, la legge non prevede che la sua presenza debba essere riportata sull'etichetta.Non esiste il vaccino Lo hanno confermato anche le recenti linee guida dell'Accademia di allergologia e immunologia clinica: a tutt'oggi non esiste alcun vaccino da prendere per bocca in grado di rendere tollerabile il latte. Nessuno studio ha, infatti, dimostrato l'efficacia delle cosiddette "cure desensibilizzanti", che consistono nella somministrazione graduale di capsule contenenti latte in diluizioni sempre crescenti, allo scopo di abituare l'organismo a tollerare l'alimento.Così, per il momento, l'unica cura possibile in caso di allergia al latte rimane quella di eliminare tutti gli alimenti che lo contengono.